Bambini e animali - Family Way

Bambini e animali

  • Che benefici può avere la relazione con un animale per un bambino?
  • E se prendessimo un cane? … o un gatto?
  • Davvero un animale aiuterebbe mio figlio?

Su questi quesiti può essersi interrogato più di qualche genitore. In effetti, secondo numerosi studi, permettere al bambino l’esperienza di coccolare ed accudire animali quali cani, gatti, conigli, ma anche galline, oche, asini, cavalli e perfino pecore, faciliterebbe il contatto con la natura, l’acquisizione di competenze sociali, l’incremento dell’autocontrollo e dell’ascolto, insegnerebbe a gestire le emozioni e la capacità di costruire relazioni, ad assumersi responsabilità e quindi a crescere nell’autostima.

Fu lo psicoterapeuta Levinson a scoprire casualmente l’azione positiva di un animale su un bambino autistico e  frutto delle sue prime ricerche fu il testo con il quale nel 1961 nacque  la «terapia con gli animali» come la si intende oggi: “The dog as Co-Therapist” (Il cane come co-terapeuta). Secondo Levinson, “gli animali possono contribuire a migliorare condizioni di disagio sociale da un punto di vista comportamentale, psicosociale ed emotivo, a lenire carenze affettive o patologie vere e proprie”Successivamente si svilupparono più studi sulla relazione uomo-animale e gli effetti terapeutici legata alla compagnia degli animali.
Ma l’intuizione del valore terapeutico degli animali risale all’antichità, quando,  durante il processo di addomesticamento iniziato 12000 anni fa, si è instaurata, tra l’uomo e l’animale, una forte intesa affettiva ed emotiva. Questa nel corso dei secoli ha assunto sempre più importanza fino ad approdare ai giorni nostri. 

Il termine Pet-Therapy indica una terapia che integra, rafforza e coadiuva le tradizionali terapie e può essere impiegata su pazienti affetti da differenti patologie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale e psicologico-emotivo, tutto ciò basandosi sull’interazione tra uomo-animale.
Volendo essere più precisi, ai programmi di Pet Therapy partecipa un team di professionisti che definisce un intervento terapeutico che deve soddisfare determinati parametri.  Tali programmi di terapia possono essere richiesti da strutture ospedaliere, il team deve essere formato da più esperti, oltre che da un veterinario, dal conduttore e dal suo “collega” animale. 

L’ANIMALE ADATTO E CAPACITÀ

Il cane è l’animale considerato tra i più versatili in tal senso. Affinché una coppia cane-conduttore venga considerata idonea, occorre che sussistano determinate condizioni di base che non dipendono solo dalla preparazione specifica che il cane può raggiungere tramite uno specifico training educativo, ma che risultano anche delle attitudini generali del soggetto. Non tutti gli animali sono adatti. L’animale non è uno «strumento» di lavoro, ma piuttosto «un compagno» che va rispettato e compreso.

LA PET EDUCATION

Oggi si parla sempre più spesso di Pet Education ed infatti, la Pet Therapy, nei suoi diversi campi di applicazione, oltre alla terapia, prevede l’Attività Assistita con gli Animali, ossia  «interventi di tipo ricreativo che hanno l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei soggetti coinvolti.  In tal caso per pet education si intendono proposte di percorsi ludici con scopo educativo dove l’animale coopera con l’uomo per sostenere il bambino, ma anche l’adulto, nel raggiungimento di obiettivi specifici. Non sono utilizzati i metodi programmatici della Pet Therapy vera e propria, ma comunque è previsto si creino i requisiti per una buona sintonia tra attori coinvolti e ci siano i presupposti per farlo. 

Anche qui il cane può essere considerato l’animale più versatile per facilitare il raggiungimento di certi obiettivi (pensiamo a bambini con difficoltà di coordinamento motorio, per esempio), eppure è possibile vengano utilizzati anche altri animali, a seconda degli scopi che ci si prefigge sia utile raggiungere. 

E UN ANIMALE A CASA?

Volendo poi considerare quanto la “semplice” relazione tra un bambino e un animale possa arricchirne l’esperienza, basterà permettere al bambino di fargli accudire un piccolo animale domestico e sostenerlo nel farlo. 

Immaginandoci tra le nostre mura domestiche ricordiamo che accompagnare il bambino anche piccolo nel prendersi cura con costanza e impegno di un animale domestico e permettergli quindi di sperimentare nel quotidiano la conseguente relazione che si instaura con l’animale, garantisce nel bambino lo sviluppo di sensibilità e competenze comunicative diverse perché diversi sono i tempi da rispettare e i linguaggi usati. Innanzitutto imparerà a rispettare l’animale e l’adulto ha il compito di accompagnare il bambino. 

SE NON È POSSIBILE TENERE UN ANIMALE IN CASA, COME AVVICINARE I BAMBINI AL MONDO ANIMALE? 

Può essere utile proporre qualche gita in una fattoria didattica o fuori porta laddove sia possibile il contatto con la natura, in collina, in campagna. Non è mai troppo presto per iniziare. Se il bambino è più grande, gli si può proporre di partecipare all’organizzazione dell’uscita affinchè la viva da protagonista e assecondando le sue reali curiosità. Nel farlo basterà ricordarci di quando eravamo bambini noi, dei periodi in cui ci affascinavano i girini degli stagni, piuttosto che i cuccioli di coniglio a casa dai nonni.
Si parla anche di ippoterapia, che permette un percorso esperienziale con il cavallo, più spesso un pony,  di frequente femmina. Il contatto parte dalla cura dell’animale: i bimbi lo spazzolano, portano cibo e infine fanno passeggiate a mano e poi in sella. Il contatto con il cavalli può servire a ridurre le tensioni emotive ed attivare uno sviluppo armonico del bambino.

Insomma, visti i benifici, cerchiamo di organizzare il più possibile momenti di incontro tra bambini e animali andando a trovare chi ne può accudire a casa, oppure organizziamo qualche escursione in ambienti che lo permettono e a contatto con la natura!